Dimensione del testo: [normale] [4] [5] [6]   Stile:  [Standard]   [Senza immagini]

Iniziative

RACCOLTA DI FIRME A PESARO. MOLTE LE ADESIONI DEI CITTADINI

Pesaro, 28 luglio 2006 - Centinaia di persone hanno affollato stamattina il banchetto per la raccolta di firme allestito davanti al portale di San Domenico a Pesaro dal Sindacato Autonomo di Polizia. Una iniziativa che i poliziotti del Sap hanno messo in campo per raccogliere le adesioni dei cittadini su di un progetto di legge volto ad impedire che persone con condanne definitive per terrorismo, omicidio e reati gravi possano rivestire cariche istituzionali. L’appuntamento, che si è protratto fino a tardi mattinata, si inserisce nel quadro di manifestazioni lanciate in tutta Italia dal Sindacato Autonomo di Polizia per chiedere le dimissioni del parlamentare della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia, condannato in passato per concorso in omicidio del poliziotto Fausto Dionisi, barbaramente ucciso a Firenze negli anni settanta. “L’iniziativa - ha detto il Segretario provinciale del Sap di Pesaro, Gennaro Carotenuto – ha suscitato molto interesse tra i passanti al punto tale che diversi di loro, pur non avendo al seguito un documento d’identità, sono tornati subito dopo per sottoscrivere regolarmente la petizione”.

FAUSTO DIONISI, IL SAP NON DIMENTICA COMMEMORAZIONE A FIRENZE

Firenze, 14 giugno 2006 - Commemorazione a Firenze in via delle Casine per ricordare, proprio nel punto in cui fu ucciso, il collega Fausto Dionisi, trucidato il 20 gennaio 1978 da un commando brigatista dell’organizzazone “Prima Linea”. Una barbara esecuzione per la quale è stato condannato Sergio D’Elia, oggi deputato della Rosa nel Pugno. Il Sap era rappresentato dal Segretario Generale Filippo Saltamartini, dal Segretario Provinciale fiorentino Carlo Papini e dal Vice Segretario Pierluigi Tarchi. Hanno partecipato anche Mariella Magi Dionisi e numerosi politici fiorentini. Il Sap non dimentica!!!

Presentazione alla Camera del sondaggio voluto dal SAP sul caso D'Elia

Roma, 6 luglio 2006 - Il 96,4 per cento dei cittadini italiani è contraria all’elezione di Sergio D’Elia a Segretario della Camera dei Deputati. Il 94,3 per cento non vuole che in Parlamento sieda chi è stato condannato per gravi reati. L’88,1 per cento approva la mobilitazione del Sindacato Autonomo di Polizia. Sono i risultati che emergono da un sondaggio commissionato dal Sap e presentato alla sala stampa della Camera dei Deputati nel corso di un incontro con i giornalisti a cui erano presenti gli onorevoli Carlo Giovanardi ed Elio Vito. Hanno dato la loro adesione anche gli onorevoli Gabriella Carlucci e Maurizio Gasparri. Il sondaggio è stato tecnicamente illustrato dal dottor Ugo Poggi, responsabile della società che ha realizzato l’indagine. Si tratta di un importante conferma per la nostra organizzazione sindacale che sta conducendo una battaglia a tutto campo, soprattutto per onorare e difendere la memoria delle donne e degli uomini della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine che hanno perso la vita a causa del terrorismo e della criminalità. Nel corso dell’incontro, è stata anche illustrata la mozione presentata dai parlamentari Giovanardi, Volontè, Bondi e Vito per chiedere al Governo di assumere precisi impegni per impedire che a cariche istituzionali di rilievo possano accedere coloro che sono state condannate per reati gravi e violenti contro la persona e contro le istituzioni democratiche

Convegno sul terrorismo presso la Camera dei Deputati

Roma, 9 giugno 2006 - La stagione del terrorismo non può essere archiviata.
I poliziotti, i carabinieri, i magistrati, i politici, i giornalisti, i cittadini che hanno perso la vita a causa del terrorismo, della criminalità, della mafia, del fanatismo ideologico non possono essere dimenticati.
Per parlare di terrorismo, e anche del caso D’Elia, si è svolto ieri a Roma un convegno alla Camera dei Deputati, presso la Sala del Cenacolo, organizzato dal Sap assieme all’Udc.
“Terrorismo: una stagione da archiviare?”, questo il titolo dell’iniziativa alla quale hanno preso parte il Segretario Generale del Sap, Filippo Saltamartini, l’onorevole Carlo Giovanardi, il Procuratore Piero Luigi Vigna e ad alcuni parenti delle vittime della criminalità e del terrorismo, tra i quali Barbara Gori, figlia dell’ingegner Sergio, ucciso dalle b.r. nel 1980.
Hanno partecipato anche i Segretari Nazionali del Sap Gianni Tonelli ed Ernesto Morandini.
Presente anche l’onorevole Angelo Alessandri, presidente federale della Lega Nord, che ha espresso “pieno apprezzamento e solidarietà al Sap che ha organizzato un convegno sul terrorismo prendendo spunto dal caso di Sergio D’Elia”.
Il Segretario Generale Saltamartini, nel suo intervento, ha ricordato che l’Italia non può dimenticare che “il corpo del Sovrintendente Emanuele Petri è stato seppellito ieri ad Arezzo e che senza quel sacrificio l’Italia avrebbe avuto a tutt’oggi il problema del terrorismo interno”.
Per questo, ha proseguito, “la memoria è importante perché la lotta armata può riprendere nel nostro Paese, può riprendere il terrorismo, anche di natura religiosa, e per questo non possiamo abbassare la guardia. Noi poliziotti lavoriamo per lo Stato e dallo Stato vogliamo essere difesi, perché troppo spesso ci sono leggi che tutelano Caino, ma non Abele”. Saltamartini ha infine proposto provocatoriamente la creazione di una nuova associazione, da chiamare ‘Nessuno Voti Caino’ o ‘Chi Difende Abele?’.
Di rilievo sono state le parole dell’ex Procuratore Nazionale Vigna, che seguì direttamente le indagini su Prima Linea: “Sergio D’Elia – ha detto - non è stato condannato in base alla passata dottrina di emergenza dell'epoca per cui un dirigente era ritenuto responsabile dei delitti commessi sul territorio. Lui è stato assolto per 45 reati, questo dimostra che i giudici hanno verificato a fondo le sue responsabilità personali.
E lo hanno condannato per il delitto Dionisi, per sequestro di persona e per uno dei più grossi attentati con esplosivo avvenuti in quegli anni a Firenze”. Vigna ha aggiunto: “Trovo che sia improprio che ad una esponenzialità non negata in campo terroristico possa corrispondere una esponenzialità in campo istituzionale.
Non discuto l'elezione di D'Elia, ma l'alta esponenzialità”.
Secondo Vigna, “lo Stato, negli anni, e' stato molto generoso con i terroristi” ed ha ricordato due leggi, una del 1982 e l’altra del 1987, che prevedevano “ipotesi di non punibilità nel caso una persona si fosse dissociata”. E, rispondendo alla domanda oggetto del titolo del convegno, il Procuratore ha concluso: “Voglio solo ricordare che Cinzia Banelli ha detto che ci sono ancora due terroriste in libertà e aggiungo che in Francia ci sono altre due terroriste, Venditti e Giorgieri, tuttora irreperibili.
L'unica strategia è una forte prevenzione e un monitoraggio della messaggistica e anche dei piccoli attentati”.
Sobrietà è stata invece la parola usata dall’ex ministro Carlo Giovanardi per riferirsi al caso d’Elia: “Può essere che chi ha commesso anche reati gravi possa reinserirsi nella società, ma ci vuole un minimo di sobrietà”, ha affermato il parlamentare Udc, ricordando che gli atti compiuti dagli ex terroristi “hanno conseguenze che rimangono per sempre nelle vite dei familiari delle vittime” e che si tratta di reati commessi “non in guerra: le vittime erano disarmate, colpite alle spalle, si e' trattato di delitti efferati, spinti da un'ideologia di odio”. Ed ha aggiunto di non voler discutere tanto l'elezione di Elia, quanto “quella cosa in più che è la nomina all'ufficio di presidenza della Camera, che ha suscitato scalpore e polemiche. Questo crea un vulnus che va sanato”.
Dure anche le parole di Barbara Gori: “Non ho intenzione di stare zitta e ferma. La nomina di D'Elia alla Segreteria della Camera suscita umiliazione e rabbia e da cittadina italiana non posso accettare di essere rappresentata da uno che un tempo ha combattuto contro lo Stato, aggiungendo che “queste persone che oggi ricoprono incarichi istituzionali hanno combattuto contro lo Stato e io non posso accettarlo.
Chiedo solidarietà e spero di ottenere le dimissioni di D'Elia”.